#VitaContadina: la quotidiana avventura di Sabrina

Pubblicato il: 6 settembre 2016 alle 2:16 pm

Intervista di Valentina Sovrani, volontaria CISV
a Sabrina Manavella, Azienda Biologica Manavella

sabrina1Sono Sabrina, sono nata nel 1975 e abito a Ostana, ma  la mia famiglia è originaria di Bagnolo Piemonte (CN) e tutti i giorni scendo facendo mezzora di viaggio per venire a lavorare qui in azienda, nella vecchia casa di famiglia. Sono laureata in lingue e, prima di dedicarmi quasi del tutto all’agricoltura, ho svolto diverse altre professioni, all’estero e in altre regioni d’Italia. Sono stata accompagnatrice turistica in Francia e ho lavorato in diverse aziende in Piemonte e Lombardia, occupandomi dei contatti con i clienti e tenendo corsi di lingue, attività che ho portato avanti anche negli asili.  Per un certo periodo ho svolto tutte queste attività insieme: dal lunedì al venerdì in azienda, il sabato corsi di lingua e domenica al mercato!

Ad un certo punto però ho capito che dovevo rinunciare a qualcosa ed ho deciso di dedicare la maggior parte del mio tempo all’azienda di famiglia. La scelta è venuta da sè: quando ero chiusa negli uffici aziendali non riuscivo a smettere di guardare fuori dalla finestra, desiderando di essere dall’altra parte del vetro, soprattutto nelle belle giornate.

La nostra è un’attività familiare, una piccola azienda di 1 ha, avviata nei primi anni ’90 insieme ai miei genitori e ai miei fratelli e fin dall’inizio da sempre è sempre stata orientata al biologico. Inizialmente ci dedicavamo esclusivamente ai piccoli frutti, ai quali si sono aggiunti con il tempo anche frutta e verdura; una ventina di anni fa sono diventata io la titolare dell’azienda e la più presente in campo e nei mercati.

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L’impatto iniziale, dedicandoci ai piccoli frutti, è stato molto legato alle lunghe attese che richiedono queste coltivazioni: i tempi sono piuttosto dilatati e il risultato del tuo lavoro lo ottieni dopo alcuni mesi. Quando invece abbiamo cominciato a dedicarci anche a frutta e verdura, i programmi sono diventati molto più intensi e le difficoltà sono aumentate. Si deve entrare nel linguaggio della programmazione dei lavori, delle attese, ma fare previsioni è molto difficile: in agricoltura ci sono talmente tante variabili che ogni aspettativa può essere continuamente  disattesa, sia in senso positivo che negativo. Si procede allora per tentativi, per esperienze, tutto è sperimentazione e variabilità.

Sono stata piacevolmente stupita nel corso del tempo dalla clientela dei mercati che, anche a distanza di mesi o addirittura da un anno all’altro, ha memoria di te e desidera tornare proprio da te e dai tuoi prodotti. D’altro canto, ho provato anche la fatica, la difficoltà ed infine la rassegnazione del dover spiegare anche a clienti interessati ed attenti al mondo del biologico, il significato di stagionalità e le conseguenze che ne derivano in termini di disponibilità dei prodotti. Quando, sul finire dell’inverno, la quantità e la varietà dei prodotti sul banco si riduce drasticamente, spesso mi sento rinfacciare la penuria di offerta, magari al confronto di altri banchi più forniti; questo mi ha deluso, perché ho fatto molto per comunicare alla gente le conseguenze di un lavoro rispettoso dei tempi e delle esigenze dell’ambiente, ma  quanto pare non è stato sufficiente.

Alcuni aspetti problematici li riscontriamo anche nella burocrazia e nei costi che un’azienda piccola come la nostra deve sostenere, sia per quanto riguarda tutti gli aspetti relativi alla certificazione biologica: reperire materiale e relativi costi, ma anche nelle comunicazioni con gli organismi e le autorità di riferimento pubbliche e private.

L’azienda ha una superficie complessiva di circa un ettaro, dedicato a frutteto, orticole in pieno campo ed in serra, qualche pianta di piccoli frutti. Per la maggior parte delle orticole ci riforniamo da un vivaio biologico, ma per alcune specie o varietà particolari la semente viene autoprodotta in azienda, oppure acquistata e fatta germogliare in semenzaio. Cerchiamo sempre di produrre qualche varietà nuova o particolarmente attraente per stimolare la curiosità e l’attenzione della clientela.

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In estate la mia giornata inizia al mattino presto: bisogna infatti sfruttare le ore più fresche della giornata per i lavori più pesanti (come la raccolta dei fagiolini!) per poi dedicare il pomeriggio ai lavori nella serra ombreggiata (seppur poco, l’ombra si sente!) ed alla preparazione delle cassette per il mercato, al quale mi reco nel week end. Verso le 19.00 la giornata si chiude con il giro di irrigazione. Il venerdì e il sabato (saltuariamente la domenica) sono poi dedicati al mercato. Io sono particolarmente legata soprattutto a quello di Torre Pellice: è speciale! Le persone che lo frequentano sono decisamente originali e in estate si incontrano anche molti turisti, che da un anno all’altro tornano a cercarmi, con mio vero piacere e stupore .

Occupandomi di questa azienda, posso dire che quello che più ho accumulato negli anni sono soprattutto molte amicizie, sia tra i clienti che tra gli altri produttori, il bello dei mercati sono proprio questi legami che si creano nello spazio dei banchi, tra le persone.

Progetti per il futuro? Magari dedicarmi anche alle consegne, ne sto già facendo qualcuna su Milano, mi piacerebbe incrementare e coinvolgere anche Torino.

 

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