BURKINA FASO: IL MERCATO DELLE ARMI

Pubblicato il: 16 agosto 2016 alle 9:27 am

slide armi

Di Basidou Kinda (*)

Malgrado il divieto d’importare e vendere armi da guerra, le si ritrova ovunque sul mercato: in particolare le PA pistole automatiche 9 mm, un’arma tremenda molto diffusa tra i criminali. E i tentativi di mettere ordine, a livello legale e pratico, incontrano forti resistenze. “Commissariato assalito con armi da guerra nel nord del Burkina Faso”: così titolava Radio France International lo scorso giugno, in occasione dell’attacco al posto di polizia di Koutoukou, 40 km dalla frontiera con il Mali. Risultato: due poliziotti feriti, di cui uno gravemente, ad opera di assalitori non identificati. Le autorità hanno parlato di “attacco terrorista” per via dei bossoli rinvenuti in loco. «Le armi impiegate e le modalità operative fanno presumere che si tratti di un attacco terroristico» ha dichiarato Simon Compaoré, ministro della Sicurezza interna. Precisando che i bossoli provenivano da armi di guerra «cioè kalashnikov, mitragliatrici e pistole automatiche 9 mm». E’ stata una delle rare volte in cui le PA 9 mm sono state citate in riferimento a casi di terrorismo in Burkina.

Ma ben prima dell’attacco di giugno al commissariato, le PA 9 sono state oggetto di una “guerra” silenziosa all’interno delle forze di difesa e sicurezza. Chi le dovrebbe portare? La questione è emersa in seguito al caso di Flavien Nébié, uno studente ucciso nel 2000 da una 9 millimetri. Per la polizia di Boussé, nel Plateau Central, è stata la prova che l’arma non proveniva dalla polizia, autorizzata solo a portare pistole da 7,65 mm. Motivazione oggi non più valida, perché ormai sia gendarmi che poliziotti possono impiegare armi di questo calibro.

Cavilli legali
La PA 9 mm è un’arma da guerra, che non può essere acquistata o portata se non da gendarmi, poliziotti, militari, doganieri, e secondo le indicazioni della magistratura. Il permesso d’importazione concesso agli armaioli può dunque essere ritenuto una violazione della legge? La questione è controversa. Attualmente l’uso delle armi in Burkina Faso è regolato dal decreto n. 2009-301/PRES/PM/SECU/MATD/DEF/MECV/MJ/MCPEA che riguarda armi e munizioni civili ma non fa parola della 9 mm. Tuttavia l’articolo 3 del decreto esclude dal regime di regolamentazione delle armi e munizioni civili “la fabbricazione, la trasformazione, l’importazione, l’acquisizione, la detenzione, il trasferimento, il trasporto di armi da fuoco classificate armi di guerra, inclusi loro componenti, munizioni ecc”. E l’articolo 4 definisce le armi da guerra: “ogni arma da fuoco a canna rigata o liscia, incluse le munizioni e gli elementi progettati o destinati alla guerra terrestre, navale e aerea”.

Quando nel 2015 la gendarmeria della città di Boulmiougou ha messo in stato di fermo 7 fabbricanti d’armi sequestrando 400 pistole 9 mm, 6.000 munizioni e gas lacrimogeni, il periodico “Le Reporter” ne ha dato notizia (nel n° dic.2015/gennaio 2016) e i commercianti d’armi coinvolti si sono avvalsi del diritto di replica sulle pagine dello stesso giornale (a febbraio 2016). “Ci sono stati addebitati solo casi d’importazione di pistole calibro 9 parabellum che sarebbero armi di guerra. Non si è mai fatta questione di vendita illecita di armi o munizioni. Inoltre, durante le perquisizioni nei nostri locali sono stati sequestrati 357 revolver magnum e pistole calibro 40 Smith & Wesson…”. Il caso è oggi all’esame della giustizia, che ha convocato gli armaioli lo scorso 19 luglio, senza che emergesse nulla di concreto. Ora il dossier è arrivato sulla scrivania del procuratore del Burkina Faso, figura chiave nel sistema giudiziario del Paese.

Ma il punto è che, secondo i commercianti d’armi, il testo di legge non concerne l’acquisto di 9 mm. Nella loro replica sul giornale hanno sostenuto che “in Burkina Faso nessuna legge classifica le armi da guerra vietandone importazione e vendita. Il decreto 2009-301 non fa nessuna distinzione del genere”. La gendarmeria interpreta invece le cose diversamente e sostiene che “si mangia sulle spalle della legge”. Ma cosa significa?

Il richiamo dell’Onu
Sotto il passato regime, con l’allora ministro della sicurezza Jérome Bougouma, la legge veniva “violata” attraverso autorizzazioni a importare e acquistare 9 mm. Per armi di questo tipo è il ministro della difesa a poter autorizzare l’importazione, come dimostra il decreto 2002-556/PRES del 27 novembre 2002 con delega di firma del presidente del Burkina Faso per il Certificato di Destinazione Finale: un documento obbligatorio trasmesso dal governo al Consiglio di sicurezza Onu. Nell’entourage dell’ex ministro si tenta di giustificare la procedura con l’esigenza di autorizzare gendarmi e poliziotti a rifornirsi dagli armaioli. Ma il risultato è che questi ultimi hanno venduto armi anche agli stranieri, in violazione della legge. Il Coordinamento delle attività delle società di sicurezza e monitoraggio (CASPSR) sostiene ad es. che “PA 9 mm sono state vendute ai mercanti nigeriani”. E uno dei due armaioli le cui licenze di acquisto e commercio sono state sospese nel 2015 ha dichiarato alla polizia di aver “ri-esportato le sue armi 9 mm”. Da qui, lamenta un ufficiale della gendarmeria, il fatto che «il Burkina Faso sia stato richiamato dall’Onu per traffico d’armi». Quando le armi sono importate con l’autorizzazione dei ministri di difesa e sicurezza, infatti, vengono repertoriate a livello internazionale come aventi per destinazione e utilizzo finale il Burkina Faso. Vale a dire che sono riservate al mercato burkinabè e solo a quello. E qualunque vendita a stranieri è una violazione del regolamento.

Un altro problema, lamenta Madi Nitiéma il commissario di Boulmiougou, riguarda i civili in possesso di una 9 mm, benché i commercianti neghino di vendere loro queste armi. Ma la gendarmeria di Boulmiougou ha sequestrato nei soli ultimi tre mesi 4 pistole 9 mm di cui due in mano a civili. Il peggio ovviamente è quando queste armi finiscono in mano ai delinquenti. Oggi il testo sul regime di armi e munizioni a uso civile è comunque in corso di revisione; un’occasione, forse, per eliminare ogni equivoco sulle 9 mm e sulle sanzioni per chi le detiene illegalmente.

La forza delle lobby
Quando la gendarmeria di Boulmiougou ha condotto le indagini e proceduto al sequestro di armi, ha subìto una serie di “pressioni”. I mercanti d’armi si sarebbero appellati ad alcuni personaggi altolocati e lo stato maggiore della gendarmeria sarebbe stato sollecitato a restituire le armi. Cosa che non è avvenuta, con disappunto di molti. Quando Simon Compaoré ha assunto la carica di ministro della sicurezza ha avuto un incontro con gli armaioli ed è venuta fuori la questione delle 9 mm sequestrate. Il ministro ha assicurato che le armi sarebbero state restituite. Ora, nella catena di comando della gendarmeria, si stanno verificando molteplici pressioni, che si fanno ancora più pesanti nei confronti del procuratore del Burkina Faso. La lobby delle armi in Burkina sembra così potente da rendere impossibile operazioni di effettiva “pulizia”. Anche noi ci troviamo nella stessa situazione paradossale degli Usa.

Armi leggere
Secondo il colonnello Christophe Raoul Tapsoba, segretario permanente della CNLPAL – Commissione Nazionale di Lotta contro la Proliferazione delle armi leggere in Burkina Faso, «il numero di armi da fuoco che circolano illegalmente nel nostro Paese è oggi stimato in centinaia di migliaia». E con l’avvento dei gruppi d’autodifesa Koglweogo (sorta di poliziotti privati, ndr) diviene ancora più difficile per una struttura come la CNLPAL fare il proprio mestiere, perché è difficile tenere sotto controllo i fabbricanti locali e molti agiscono in totale clandestinità. Il luogotenente Lassina Gnessien, esperto di armi leggere e di piccolo calibro, spiega che le armi prodotte dai fabbricanti locali sono perfezionate al punto che occorre essere specialisti in materia per riconoscere la differenza con quelle prodotte in occidente. E appunto da questi fabbricanti locali si rifornisce gran parte dei gruppi Koglweogo, in aperta violazione della legge, perché le armi vengono loro vendute senza nessun accertamento su fedina penale o permesso di porto d’armi. Il risultato è l’uso “facile” delle armi, con casi frequenti di ferimenti di persone. Lo scorso anno la CNLPAL ha confiscato un centinaio di armi e munizioni: molte di queste erano 9 mm.

(*) giornalista de L’Événement di Ouagadougou

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