Burkina Faso: La resistenza del popolo al colpo di Stato

Pubblicato il: 23 settembre 2015 alle 11:25 am

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di Velio Coviello
20 settembre 2015

A partire dalla serata di giovedì 17 settembre è in atto un colpo di Stato in Burkina Faso. Il Presidente della Transizione Michel Kafando, il Primo Ministro ad interim Yacouba Isaac Zida e altri membri del governo sono stati sequestrati dai militari del Régiment de la Sécurité Presidentielle (RSP), la guardia presidenziale ancora in gran parte fedele all’ex presidente Blaise Compaoré. Il generale Gilbert Diendéré si è imposto a capo del sedicente Conseil National pour la Démocratie (CND). Nel paese è stato dichiarato il coprifuoco e le frontiere aeree e terrestri sono chiuse, i principali media sia istituzionali che indipendenti sono stati a più riprese oscurati.
Il colpo di Stato arriva a meno di un mese dalle elezioni, previste per l’11 ottobre. Il Conseil National de la Transition (CNT), organo collegiale nato a seguito dell’insurrezione popolare del 30-31 ottobre 2014, con il suo presidente Kafando (civile) ed il primo ministro Zida (militare) aveva il delicato mandato di portare il paese a libere elezioni. Nelle ultime settimane le tensioni erano progressivamente aumentate, anche a causa di voci sempre più autorevoli che parlavano della dissoluzione della guardia presidenziale a valle delle elezioni. Obiettivo dichiarato dei golpisti è “organizzare elezioni più inclusive” di quanto non stesse facendo il CNT, per far rientrare sulla scena i dirigenti politici più legati al vecchio regime, primi fra tutti i membri del Congrès pour la Démocratie et le Progrès (CDP, il vecchio partito di Blaise Compaoré). Nonostante affermi di voler portare rapidamente il paese alle elezioni, l’obiettivo di Diendéré è guidare una nuova fase di transizione di dodici mesi durante la quale dare la possibilità ai membri del CDP di candidarsi.
Gilbert Diendéré è stato capo di stato maggiore particolare di Blaise Compaoré, deposto dall’insurrezione popolare del 30-31 ottobre 2014. Per 30 anni a fianco dell’ex dittatore, Diendéré rappresenta appieno tutti gli interessi e i lati oscuri del vecchio regime: dal conflitto in Costa d’Avorio al sostegno di Charles Taylor nella guerra civile in Liberia, il 15 ottobre 1987 fu tra i protagonisti del brutale assassinio di Thomas Sankara a cui seguì la presa del potere da parte di Compaoré. La “rettificazione” della rivoluzione sankarista ha portato il Burkina Faso da posizioni socialiste ed anti-imperialiste ad una linea accondiscendente agli interessi economici post-coloniali della Françafrique. Nel 2008 Diendéré fu nominato Cavaliere della Légion d’honneur francese da Nicolas Sarkozy.
Il Balai Citoyen, la principale organizzazione della società civile che ha guidato l’insurrezione del 2014, invita alla “resistenza in ogni quartiere”. La popolazione ha risposto in massa e da due giorni il Burkina è bloccato: sciopero generale a oltranza e cortei in tutte le principali città del paese. A Ouagadougou sono state erette barricate per le strade per tentare di ostacolare i militari del RSP che hanno risposto alle proteste con una violenta repressione. In rete girano video amatoriali di brutali pestaggi e immagini dei primi morti da arma da fuoco. I militari del RSP attaccano i presidi dei manifestanti e una volta dispersi danno alle fiamme le loro moto e biciclette per limitarne la capacità di movimento. La “Fréquence de la résistance 108 FM”, una radio clandestina che ha trasmesso per tutta la giornata di venerdì 18 settembre dagli studi di Savane FM, nella notte è stata attaccata e chiusa dai militari del RSP. Nella mattinata di sabato 19 settembre il Balai Citoyen ha diffuso un comunicato di lotta nel quale si invita la popolazione a non arrischiarsi in scontri diretti con “i terroristi del RSP” visto che sono armati fino ai denti e decisi a fare più morti possibile, non indossare magliette del Balai per non diventare bersagli riconoscibili, erigere barricate il più possibile solide e ingombranti, non lasciare le proprie moto in prossimità delle barricate, scattare fotografie “dei terroristi” e condividerle sui social network.
Nel frattempo arrivano le prime prese di posizione delle istituzioni internazionali. Il Conseil de paix et de sécurité de l’Union africaine (UA) ha sospeso con effetto immediato il Burkina Faso da tutte le attività dell’UA. Gli avvenimenti degli ultimi giorni, in particolare il sequestro del Presidente della Transizione, del Primo Ministro e dei membri del governo, sono stati definiti “atti di terrorismo”. L’UA ha deciso di vietare ogni spostamento nei paesi di afferenza “di tutti i membri del sedicente CNT istituito con il colpo di Stato”. Macky Sall e Yayi Boni, presidenti del Senegal e del Benin, sono volati a Ouagadougou per fare da mediatori alla crisi. Sembra che Diendéré stia cercando di negoziare una ripresa della transizione, guidata da una persona diversa da Kafando, in cambio dell’amnistia per lui e per gli altri golpisti. Il Régiment de la Sécurité Presidentielle conta poco più di un migliaio di membri molto ben armati ma al suo interno ci sono delle divisioni e non tutti sostengono Diendéré. Il popolo sta dimostrando di non avere paura e di non essere disposto a cedere. Nelle ultime ore anche alcuni importanti esponenti dell’esercito regolare, che nel 2014 non si oppose all’insurrezione popolare, hanno iniziato a schierarsi contro il golpe. Il capo di stato maggiore dell’esercito Pingrenoma Zagré ha “fermamente condannato tutti gli atti di violenza contro la popolazione” e dopo aver espresso le condoglianze ai familiari delle vittime degli scontri di piazza ha affermato che “le forze armate ribadiscono il loro attaccamento ai valori repubblicani e alla coesione nazionale”. L’evoluzione della situazione è ancora incerta ma quel che è certo è che, a distanza di un anno dall’insurrezione contro Blaise Compaoré, sarà ancora una volta il popolo a scrivere la storia del Burkina Faso.

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