EATHINK 2015, cosa ne pensano le insegnanti

Pubblicato il: 4 giugno 2013 alle 9:05 am

EATHINK 2015 è un progetto in corso con 16 scuole per migliorare lo stato della sovranità alimentare dei bambini vulnerabili e delle loro famiglie in Nord Uganda e Senegal e per promuovere un percorso sul tema dell’educazione alimentare e del diritto al cibo in Italia. Abbiamo intervistato un’insegnante italiana, per approfondire cosa ne pensano i docenti

Paola Conti, insegnante Scuola primaria Rigutini nel quartiere a più alto tasso d’immigrazione e problemi socio-ambientali di Novara

«Noi avendo tanti alunni stranieri inevitabilmente dobbiamo lavorare in modo diverso. Prima di tutto lavoriamo sull’accoglienza – di tempi, ritmi, capacità ecc diversi – valorizzando le esperienze e i vissuti di ogni alunno (anche gli italiani) e coinvolgendo le famiglie. Spesso le famiglie, soprattutto straniere, sono assenti, il 90% delle mamme non sa l’italiano, sono in Italia da poco e non avendo lavoro stanno sempre in casa e non socializzano. I bambini sono i mediatori linguistici delle mamme. I nostri alunni hanno provenienze diverse: Senegal, Costa d’Avorio, Albania, Pakistan, Bangladesh…

Così abbiamo avviato il Progetto Eathink 2015, partendo dal concetto base della sussistenza. Si è avviata una collaborazione anche con il Comune di Novara che ci ha concesso un appezzamento di terra accanto alla scuola, “salvandolo” dalla destinazione di parcheggio cui sembrava destinato. Lì abbiamo creato l’orto scolastico, con la partecipazione anche di associazioni di giovani del quartiere con problemi di disagio e con la collaborazione dei ragazzi dell’Istituto agrario Bonfantini che hanno piantato le prime piantine. Adesso i nostri bambini continuano a coltivare l’orto, a breve è previsto anche un coinvolgimento dei familiari che nei mesi estivi, quando la scuola è chiusa, continueranno a curare le coltivazioni, irrigare ecc, ricevendo in cambio parte dei prodotti orticoli. Saranno coinvolti i nonni, i genitori in difficoltà con il lavoro ecc., insomma vogliamo rendere il nostro un “orto sociale”.

Abbiamo anche avviato il Progetto Compostiera con il Comune di Novara: parte degli scarti prodotti dall’orto e dalla mensa vanno in compostiera e servono anche per fertilizzare l’orto.

Del Progetto dell’orto i bambini sono entusiasti, anche perché include uno spazio a prato dove possono giocare a calcio; per loro è uno spazio di gioco e di coltivazione, è il “loro” spazio. Prima di avviare i lavori nell’orto abbiamo iniziato a coltivare le piantine in aula, dentro vaschette, ad es. abbiamo seminato il grano, spiegato il processo per fare il pane, e adesso porteremo i bambini in visita a un centro di panificazione dove potranno cimentarsi nel fare il pane. Dobbiamo insegnare attraverso queste cose, studiare sui libri per i nostri ragazzi è complicato: i ragazzi di oggi se non FANNO le cose faticano a comprenderle, a maggior ragione quanti hanno problemi di lingua. Con questi metodi sono più motivati ad apprendere. Poi si è fatto un lavoro collegato in tutte le materie: nell’ora di scienze si sono fatte le schede con le diverse piante, in italiano un tema legato all’argomento, in matematica problemi dove si contano gli ortaggi o si calcola la distanza che dev’esserci tra una piantina e l’altra perché crescano bene, ecc. Si trovano davanti problemi reali che si divertono a risolvere. Rimane un’esperienza concreta. Sono contenti e orgogliosi dei propri risultati. I bambini sono i semi per il futuro.

Per i bambini si condivide attraverso il gioco, per i genitori attraverso il cibo. Anche i possibili “scontri” tra bambini e rispettivi genitori si cerca di gestirli come in una grande famiglia. Anche il bambino più problematico deve sentirsi accettato. Se si sta insieme, si mangia insieme ecc (anche tra genitori) diventa poi più difficile litigare. Ci si parla di più, anche tra famiglie di provenienze geografiche e culturali diverse.

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