GUINEA: MALGRADO L’EBOLA I VOLONTARI RESTANO

Pubblicato il: 5 novembre 2014 alle 7:59 am

di Simona Guida,

Responsabile progetti dell’Ong CISV in Guinea

Da pochi giorni sono rientrata da una missione in Guinea: qui negli ultimi mesi, malgrado l’allarme ebola, CISV ha deciso di mantenere gli impegni presi e continuare il proprio lavoro sia a Conakry sia a Kankan, insieme ai colleghi della LVIA con cui formiamo un consorzio. Abbiamo potuto garantire la continuità dei progetti grazie al servizio dei volontari in loco, Matteo Diambri, Valentina Dal Lago, Valérie Francisquet (mamma di un bimbo di 18 mesi, Maxù) e Federico Mazzarella, che desidero ringraziare pubblicamente. La nostra collega Valerie è rimasta in servizio a Conakry sino a settembre, come prevedeva il suo contratto, per poi spostarsi in Congo dove continua il suo lavoro di agronoma.

A oggi si calcolano oltre 400 decessi per l’ebola in Guinea, gli operatori sanitari e i familiari dei malati sono i principali casi in cura. Proprio al termine della missione, al momento di rientrare in Italia ho saputo che è stato diagnosticato un primo caso di ebola a Kankan. Ma rischi effettivi per i nostri cooperanti non sembrano esserci. La cosa importante, cui anch’io mi sono attenuta durante i 10 giorni della missione, è adottare alcuni semplici comportamenti “precauzionali”, come evitare di abbracciare o stringere la mano alle persone (anche se l’ebola si trasmette solo per contatto di saliva, sudore, sangue o liquidi sessuali) e lavarsi le mani nelle apposite vaschette di acqua e candeggina messe all’ingresso di ogni ufficio.

Del fatto che in Alta Guinea si possa e si debba continuare a lavorare ne abbiamo avuto, Francesco Mele (che ha condotto tecnicamente l’ultima missione svolta nel Paese) e io, l’ulteriore certezza.

La missione CISV nel Paese – organizzata nell’ambito del progetto di rafforzamento delle competenze tecnico-organizzative e della partecipazione giovanile e femminile dei produttori aderenti alle federazioni contadine dell’Alta Guinea FUMA, FUPRORIZ e FUCPIS (sostenuto dalla Fondazione d’impresa San Zeno) – era orientata, per prima cosa, a monitorare il lavoro che si sta svolgendo con le organizzazioni contadine, in particolare con la cooperativa Mandian Agri Service che da 4 anni riunisce un’associazione di risicoltori (la FUPRORIZ, 151 unioni risicole) e una di orticoltori, per la maggior parte donne (la FUMA). Ma soprattutto, l’obiettivo era aprire la cooperativa a una terza associazione che si occupa invece delle filiere di igname e sesamo (la FUCPIS). In Guinea il clima consente infatti buone rese delle produzioni agricole, ma c’è una grossa difficoltà quanto alle possibilità di conservazione/trasformazione/commercializzazione dei prodotti. Il riso è l’alimento base della popolazione, che in pratica lo mangia a colazione, pranzo e cena.

Ebbene, l’ultimo giorno della missione si è svolta un’Assemblea a Kankan cui hanno partecipato i coltivatori di 5 prefetture (Kankan, Siguiri, Kouroussa, Mandiana, Kérouané), alcune distanti anche 100 chilometri. La grande affluenza di circa 150 contadine e contadini all’Assemblea dimostra come le associazioni partner partecipino al processo in corso. L’Assemblea ha dunque sancito l’allargamento della cooperativa a una terza associazione, con la speranza che in futuro la rete si allarghi anche ad altre realtà, come quella dei planteurs (bananieri e raccoglitori di mango) o delle donne che producono burro di karité. Al momento costoro non sono in grado di sostenere la spesa per associarsi alla cooperativa, pari a 80.000.000 franchi guineani (circa 8.850 euro), ma durante l’Assemblea molti contadini aderenti alla cooperativa hanno espresso la loro volontà di essere solidali con gli altri paysans, e non è da escludere che in futuro le quote di adesione possano essere riviste per consentire un più ampio accesso ai benefici garantiti dalla cooperativa. La cooperativa Mandian Agri Service fornisce infatti numerosi servizi agricoli, dall’acquisto e vendita a prezzi migliori delle sementi di qualità, alla messa a disposizione di macchinari per la lavorazione del terreno, la trasformazione, la conservazione e la vendita del riso e dei prodotti orticoli, fino alla messa in contatto e negoziazione con le organizzazioni per il credito cooperativo.

Tornando all’ebola, a parte i nostri colleghi che rimangono e continuano a lavorare in loco, purtroppo al momento il Ministero Affari Esteri e della Cooperazione Italiana ha bloccato la partenza di nuovi espatriati che sarebbero pronti ad avviare ulteriori piani d’intervento (di durata almeno triennale). Speriamo che questa battuta d’arresto sia breve, perché è importante continuare a promuovere la sicurezza alimentare in un Paese come la Guinea oggi alle prese con problemi di nutrizione.

Adesso l’atteggiamento prevalente tra i guineani è una sorta di senso di colpa per non aver saputo prevenire l’epidemia di ebola a livello familiare, curando e seppellendo i propri cari secondo la ritualità tradizionale anziché consegnare subito i malati alle autorità sanitarie (il che consente una guarigione nel circa 30% dei casi). Ma le pratiche tradizionali di cura e accudimento dei malati e dei defunti rientrano anche, non dimentichiamolo, in quella tradizione di solidarietà che regge tutta l’Africa. E che spesso è l’unica fonte di sostegno che la gente ha a disposizione.

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