GUINEA: La seconda volta non si scorda mai

Pubblicato il: 25 agosto 2014 alle 8:59 am

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Valentina e Matteo sono partiti per Kankan, città della Guinea Conakry, due anni fa come cooperanti CISV ed LVIA. Hanno seguito un progetto di sostegno all’agricoltura con un’attenzione particolare all’inclusione delle donne, calandosi interamente nel contesto, assai difficile, del luogo. Ora, a progetto terminato, hanno deciso di accettare un nuovo incarico in Senegal sempre insieme a CISV. In questo testo Valentina ci racconta del rientro a Kankan, dopo una pausa forzata in Italia per l’emergenza ebola.

Rientrare da un paese in maniera avventata e troppo frettolosa non facilita la riflessione e la necessità di tirare le somme di un’esperienza per poter continuare nel proprio percorso. La chiusura di un progetto e nello stesso momento quella di un ufficio in attività dal 2009, associate allo scoppio dell’epidemia di Ebola, non ci hanno permesso di poter lavorare tranquillamente ed efficacemente, ma soprattutto non ci hanno lasciato il tempo di valutare due anni di lavoro intensi, complessi, faticosi, ma anche carichi di gioie, pieni di piccole vittorie e soddisfazioni quotidiane.

Non faccio fatica nel pensare che difficilmente avrò di nuovo la possibilità di rivivere un’esperienza di tale intensità che mi ha messo di fronte alle mie reali possibilità, alle mie forze, ai miei limiti ma soprattutto ai miei difetti. Esattamente per questa ragione ho accettato di ripartire per una missione per il lancio del nuovo progetto cofinanziato dalla Fondazione SAN ZENO per poter tranquillamente chiudere la mia esperienza guineana e permettere al Consorzio CISV e LVIA di continuare a lavorare secondo i principi di partecipazione, condivisione e ricerca del consenso, che sono stati nostra croce e delizia per i 2 anni passati a Kankan. Ogni progetto porta con sé sia alte probabilità di riuscita sia di fallimento e credo che siano proprio le risorse umane che possano fare la differenza nel risultato finale. Per questo la nostra partenza è stata faticosa, pur conoscendo queste “risorse” le preoccupazioni legate ad ambienti tradizionali e poco predisposte al cambiamento, ci hanno fatto lasciare questo paese con dubbi sulla tanto discussa sostenibilità del progetto. In particolare sulla gestione quotidiana di uno dei 5 Centri Commerciali Agricoli (CCA), quello di Kouroussa, una delle prefetture dell’alta Guinea dove il Consorzio interviene. Molti erano i problemi e le incomprensioni tra i vari attori di questo centro; la trasparenza nella gestione, un’equa partecipazione tra membri di organizzazioni contadine differenti, le competenze del personale tecnico del CCA…

Problemi di non facile soluzione, soprattutto perché legati ad una serie di dimensioni sociali molto complicate e di difficile appropriazione per il nostro sistema di riferimento mentale. Abbiamo ritrovato il CCA di Kouroussa in una nuova condizione, in una versione che per ben due anni, avevamo fatto addirittura fatica ad immaginare. I diretti interessati ci hanno raccontato essi stessi la trasformazione, il rendersi conto, guardandosi in giro, che un’esperienza simile e un cosi alto livello d’investimento non si era mai visto nella loro zona. La necessità di mettersi d’accordo, di trovare delle soluzioni, di proporre delle alternative al passato. Abbiamo trovato un centro pulito, organizzato ed attivo, che crea lavoro per un’associazione di donne, che stocca, trasforma e vende riso per la consumazione locale. E abbiamo scoperto che questo è avvenuto perché i responsabili tecnici, quelle famose risorse umane, hanno condiviso la visione di trasparenza e buona gestione che per mesi abbiamo discusso, teorizzato, cercato di mettere in pratica e in cui abbiamo tutti fermamente creduto, anche nei momenti più bui, nei momenti in cui si prevedeva la distruzione di un lavoro di anni.

Resto convinta che decidere di lavorare nella cooperazione internazionale sia una scelta che la maggior parte delle volte non è chiara ed evidente fin dall’inizio. Si crede spesso di sapere perché lo si fa, perché si vogliono cambiare le cose, si vuole lottare contro un sistema di cui non condividiamo le priorità, non interessato alle persone e ai processi , ma piuttosto ai risultati, si vuole viaggiare, conoscere, scoprire, migliorarsi e forse solo trovare un modo per tornare a casa. Purtroppo sono pochi i momenti in cui si realizza veramente che è per una o per l’altra ragione (tutte a mio avviso valide), ed è proprio stata la mia seconda volta a Kankan che mi ha permesso di comprendere come una scelta fatta molti anni fa in maniera spensierata ed idealista possa essere così confermata dopo ben 10 anni da eventi emozionanti come quello vissuto a Kouroussa.

Valentina Dal Lago
Cooperante CISV

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