Lo staff CISV in Mali contro la malnutrizione: “Il nostro lavoro quotidiano coinvolge tutta la comunità”

Pubblicato il: 7 dicembre 2018 alle 12:20 pm

Loro sono Eugenio Attard e Aboulkassoum Maiga, il primo capo progetto, il secondo responsabile salute e nutrizione del progetto CISV contro la malnutrizione nel Circolo di Douentza in Mali. Li abbiamo intervistati per saperne di più sul contesto sanitario in cui lavorano con il resto dello staff.

1) Come è strutturato il sistema sanitario nel Circolo di Douentza?

A Douentza, il capoluogo, si trova il CSREF (Centro sanitario di riferimento) che controlla e organizza i CSCOM (Centri sanitari di comunità) che offrono servizi a più villaggi e che sono diretti, ciascuno, da un medico. Qui lavorano gli operatori sanitari che noi stessi, con i progetti CISV, abbiamo formato negli anni e che si occupano direttamente della presa in carico della malnutrizione, ricevendo di persona le mamme e i bambini e raccogliendo i rapporti degli agenti volontari attivi nei singoli villaggi: i Relais communautaires, i terapeuti tradizionali e i GSAN (Gruppi di sostegno alle attività di nutrizione – per un approfondimento leggi il nostro articolo). I Relais communautaires sono delle persone del villaggio che, godendo del rispetto e del sostegno della comunità, offrono volontariamente supporto alle attività di nutrizione e salute; possiamo considerarli dei veri e propri infermieri del villaggio, anello di congiunzione importante in mancanza di centri medici vicini. Attraverso una formazione adeguata, sono in grado di occuparsi di vaccinazioni, sensibilizzazione e informazione, prevenzione, invio verso i CSCOM. I GSAN sono anch’essi volontari e riuniscono un insieme di figure autorevoli della comunità, quelli che noi in gergo moderno definiremmo gli influencer, e hanno quindi la capacità di insistere e agire su comportamenti e stili di vita. Diffondono buone pratiche e sensibilizzano su tante tematiche che costituiscono il vivere concreto della vita del villaggio.

2) Chi sono i terapeuti tradizionali e perché li coinvolgete?

Nei villaggi sono loro le prime persone a essere contattate in caso di malnutrizione, perché per molti abitanti dei villaggi questa malattia è ancora considerata come il risultato di una vera e propria stregoneria. Sono uomini e donne rispettati, considerati curatori e guaritori di cui potersi fidare; sono, insomma, i primi “dottori” che operano nelle comunità. Nel corso del tempo e dei vari progetti, proprio con l’obiettivo di integrare i saperi tradizionali con i metodi di cura scientifici e per facilitare gli screening anche tra la popolazione più scettica, i terapeuti tradizionali sono stati formati per diventare Relais communautaires e per entrare nei GSAN; oggi sono consapevoli che alcune malattie o stati di malnutrizione non possono essere curati con metodi tradizionali, ma devono essere presi in carico in modo differente.

3) Come mantenete attive le competenze dei volontari per continuare a portare benefici alla popolazione?

Abbiamo ben presenti i bisogni della popolazione e, sulla base di questi, offriamo formazioni e aggiornamenti attraverso quello che noi chiamiamo il “rafforzamento delle capacità”, che renderà autonomi i volontari anche dopo la fine del progetto.

4) Che cosa ha reso efficace la strategia CISV nella lotta contro la malnutrizione negli ultimi anni?

CISV sta contribuendo in modo importante al contenimento dell’emergenza della malnutrizione fornendo materiale medico negli ambulatori, facendo campagne di prevenzione e sensibilizzazione tra la popolazione su igiene, alimentazione, malaria, formando gli operatori e i volontari sanitari e coinvolgendo a vario livello attori istituzionali locali. Quello che secondo noi ha reso efficaci queste azioni è l’avere avviato un lavoro sinergico che coinvolge la comunità e si integra con la stessa grazie al lavoro del personale sul terreno, formato da professionisti che spesso condividono etnie e aree di provenienza con i beneficiari, comprendendone ulteriormente problematiche e dinamiche. Solo con queste premesse si può agire in un quadro complesso dove la malnutrizione dipende da un insieme di fattori culturali ed esterni che si intersecano.

5) Qual è il livello di consapevolezza della popolazione rispetto al tema della malnutrizione?

Dopo anni di presenza CISV e molti progetti portati avanti, chi vive nei villaggi ha perfettamente coscienza delle problematiche di nutrizione e credo ci sia una presa di coscienza importante. Ma ci sono ancora dei limiti, che richiedono e giustificano il nostro impegno odierno nel Circolo di Douentza. Le famiglie sono spesso impotenti e incapaci di lottare da sole contro la malnutrizione per la mancanza di mezzi. Molte di loro, ad esempio, coltivano una sola volta l’anno e questo non permette di rispondere al sostentamento di tutto l’anno. Bisogna, quindi, continuare a potenziare altre colture alternative, che permettano di sostenere le famiglie nei momenti definiti di soudure, il periodo compreso tra la fine del consumo del raccolto dell’anno precedente e l’esaurimento delle riserve dei granai del raccolto successivo. Un’altra attività su cui vale la pena di insistere sono i corsi di cucina. Molte volte, infatti, al di là dei problemi legati alla disponibilità dei prodotti, quello che manca è la capacità di trasformazione, conservazione e in generale utilizzo degli stessi. Le dimostrazioni culinarie spiegano come utilizzare i prodotti naturalmente disponibili, abbinandoli tra di loro in modo da migliorarne l’apporto nutrizionale; oppure spiegano perché è importante coprire gli alimenti che si sono preparati o quanto sia importante lavarsi le mani in modo accurato. Tutte queste informazioni, se non fossero trasmesse con queste modalità ludiche e l’appoggio di figure accettate dalla comunità, non sarebbero recepite.

In progetti come questi tutto il lavoro di accompagnamento alle persone, la formazione ai formatori, la sensibilizzazione alle famiglie e agli operatori sulle pratiche quotidiane relative alle abitudini alimentari e sanitarie sono il cuore degli interventi. Quando il progetto si esaurisce restano sul campo gruppi formati, competenti, in grado di relazionarsi all’interno della comunità in maniera adeguata e capaci di integrare quanto appreso nella quotidianità e di riprodurre modelli e metodologie che si sono rivelati efficaci.


Vuoi saperne di più su questo progetto? Approfondisci qui e segui il piccolo Mobido su Facebook con l’hashtag #inMaliConMobido.

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Il progetto “Lotta alla malnutrizione per le popolazioni vulnerabili del Cercle di Douentza (AID11006)” è realizzato con il sostegno di AICS – Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo

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