MALI: OLTRE L’EMERGENZA

Pubblicato il: 19 agosto 2013 alle 1:46 pm

Il coinvolgimento della popolazione locale è essenziale per la buona riuscita del progetto

UN CONTESTO DIFFICILE
L’agosto 2013 è stato un mese molto importante per il Mali perché si sono svolte le elezioni presidenziali che hanno segnato la fine di un anno e mezzo di profonda crisi politica ed istituzionale (dopo il colpo di stato del 22 marzo 2012 e, a gennaio 2013, il conflitto armato per la riconquista del nord del paese occupato da 9 mesi da gruppi ribelli e jhiadisti).

Il successo della ripresa di una dialettica democratica è anche dato dall’affluenza record alle urne (55% contro lo stentato 30% di tutte le elezioni precedenti), che testimonia la volontà dei maliani di ritornare alla normalità dopo un lungo periodo di crisi.

Ma se dal punto di vista politico-istituzionale oggi le cose sembrano andare meglio, lo stesso non si può dire lo stesso dal punto di vista economico ma anche del soddisfacimento dei bisogni più elementari, soprattutto nel Nord del paese, come l’accesso all’acqua, all’istruzione, alla salute.

UNA QUESTIONE URGENTE
Il Nord – regione già più povera ed arida rispetto al Sud – è stato occupato per nove lunghi mesi da gruppi ribelli e terroristi ed  è stato teatro di un conflitto armato: una delle dirette conseguenze del conflitto è stato l’abbandono da parte della popolazione dei propri villaggi e – di conseguenza – molti pozzi comunitari sono stati danneggiati, rotti o caduti in panne.

L’ACQUA, FONTE DI VITA
Nella regione di Gao, una delle zone più povere del paese, l’accesso all’acqua è oggi un problema per la maggior parte della popolazione, che si trova senza acqua potabile, senza possibilità di irrigare i campi e abbeverare gli animali. Considerando che agricoltura e allevamento sono la principale fonte di reddito per il 90% della popolazione si può ben comprendere l’ampiezza – e l’urgenza – del problema, soprattutto adesso che la stagione delle piogge sta per terminare. La stagione secca in Mali va da Settembre a Giugno: 10 lunghi mesi senza pioggia durante i quali sarebbe impossibile sopravvivere senza i preziosi pozzi comunitari se non approvvigionandosi direttamente dal fiume in secca, con un altissimo rischio di infezioni ed epidemie in una zona con un grande deficit di strutture sanitarie.

COSA FANNO LVIA, CISV E TASSAGHT
L’ONG LVIA, CISV e l’ONG locale Tassaght, stanno attualmente lavorando nella regione di Gao al fine di aumentare il tasso di accesso all’acqua potabile per 20.000 persone (popolazioni sedentarie e nomadi). Vista l’urgenza dei bisogni della popolazione, è un progetto di emergenza concepito quindi per avere un impatto immediato, finanziato da ECHO (l’Agenzia dell’Unione Europea per gli aiuti umanitari). 
 

PIU’ NEL DETTAGLIO
Iniziato a Giugno, terminerà a Dicembre, e prevede la rimessa in funzione di 45 punti d’acqua (pozzi comunitari e pozzi artesiani) in 45 diversi comuni rurali. L’identificazione dei punti d’acqua da riabilitare è affidata agli animatori della ONG locale Tassaght. La regione di Gao è etnicamente frammentata: la convivenza pacifica tra le diverse etnie (Tuareg, Songhai, Peul, Bambara…) non è sempre facile e il fatto che alcuni gruppi tuareg – che da sempre reclamano una maggiore autonomia delle regioni del nord rispetto allo stato centrale maliano – si siano uniti ai gruppi ribelli che hanno occupato il paese, ha provocato forti scontri e ferite che sono difficili da rimarginare. Per questo è importante che la riabilitazione dei punti d’acqua tenga conto della distribuzione geografica delle diverse etnie e venga fatta in modo equilibrata. Da qui, l’importanza di lavorare con un partner locale che conosca molto bene i delicati equilibri e dinamiche locali.

Naturalmente, i lavori di riabilitazione dei 45  punti d’acqua sono accompagnati dalla formazione di altrettanti comitati di gestione degli stessi.

Nella storia della cooperazione internazionale, purtroppo, non sono stati rari i casi di costruzione di opere (pozzi, scuole…) che non hanno poi avuto un impatto durabile nel tempo proprio perché non accompagnati dalla necessaria formazione degli utenti e rafforzamento della  capacità di gestione dell’opera. I comitati di gestione, formati da alcuni cittadini del comune, quindi, non solo sorveglieranno l’andamento dei lavori ma, una volta terminati questi, assicureranno la corretta gestione dei pozzi e la sensibilizzazione della popolazione locale all’applicazione delle regole di igiene per il mantenimento del pozzo (mantenimento dello standard di potabilità dell’acqua, applicazione delle misure necessarie in caso di inquinamento da parte di agenti patogeni portati dagli animali o durante epidemie di colera  etc).

Dal momento che in alcuni comuni verranno realizzati dei pozzi a grosso diametro e quindi, a differenza dei pozzi artesiani, sono aperti e più soggetti all’inquinamento esterno, in questi villaggi verranno realizzate delle formazioni igienico-sanitarie sulla corretta conservazione dell’acqua e sulle necessarie precauzioni igieniche di base (filtraggio dell’acqua, bollitura etc). In questo modo, verranno minimizzati i rischi di malattie legate all’acqua che, ogni anno, fanno diverse vittime, soprattutto tra i bambini.

ANDARE OLTRE L’EMERGENZA PER UN IMPATTO DURABILE
L’ampiezza dei bisogni delle popolazioni della zona di intervento, unitamente all’urgenza data dall’avvicinarsi della lunga stagione secca e alle ancora precarie condizioni di sicurezza della regione, rendono necessario un intervento di emergenza, da realizzasi in tempi rapidissimi, nonostante le difficili condizioni del terreno e di sicurezza.

Tuttavia, l’urgenza non deve andare a discapito della durabilità del progetto, che deve avere un impatto duraturo e contribuire non solo alleviare i bisogni urgenti della popolazioni, ma anche a contribuire allo sviluppo duraturo della regione di intervento. Per questo motivo, si ricorre molto spesso ad una strategia che, in gergo, si chiama LRRD, ovvero Linking Relief Rehabilitation and Development. E questa è la visione strategia di LVIA, CISV e Tassaght, che determina la nostra modalità di intervento in un’area affetta da una profonda crisi ma che, al contempo, presenta potenzialità di sviluppo che devono essere accompagnate e rafforzate.

La risposta che la popolazione maliana ha dato – attraverso queste elezioni – alla lunga crisi nazionale, è la dimostrazione della forte volontà di un ritorno alla normalità e alla ripresa delle attività agricole e pastorali, principale occupazione delle popolazioni nomadi e sedentarie della regione.

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Cécile Michel, cooperante CISV in Mali.
www.cisvto.org

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