Mérida – un viaggio iniziato con il cuore

Pubblicato il: 11 aprile 2017 alle 9:33 am

Di Aixa Mestrallet,
servizio civile CISV in Venezuela. In occasione della giornata dei bambini di strada, 12 aprile.

Eccoci qua!

In 3 mesi si vivono una gamma di emozioni tali, che si potrebbero paragonare ad un foglio bianco, che dapprima si piega in tanti angoli per formare un origami, e che poi viene dispiegato per essere usato come un foglio per prendere appunti, poi ancora un foglio per un disegno, per una lettera d’amore, per fare un aereo…

Dalle novità più banali come esprimersi in un’altra lingua, al sentirsi osservata in quanto straniera (e qui in Venezuela con questa crisi se ne vedono pochi), al sapere con certezza che in ogni pietanza c’è sempre e comunque del coriandolo e che “piazza Bolivar è una presenza costante in ogni paese, villaggio, gruppetto di case, città di questa nazione. Sotto gli occhi di Chavez – ancora oggi onnipresente su cartelli e manifesti recanti traccia delle sue politiche governative – vado al lavoro, prendo il mio bus e vedo salire e scendere studenti, operai, donne con bambini a ritmo di salsa o reggaeton. Entro al “Jardin de la Esperanza” e vengo accolta da 14 bellissimi bambini e bambine che ormai fanno parte della mia vita, oltre ad Alba, la cuoca, e le operatrici Susana, Noemi, Estefany e Ligia. Nel Jardin oltre ai compiti, i pasti e le docce ogni giorno c’è un’attività diversa, come teatro, musica, piscina… Il tempo vola, mi sento a casa, e la giornata non è finita.

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Riprendo il bus e mi avvio verso la Fundación Don Bosco, dove CISV appoggia il centro d’accoglienza per soli bambini maschi che le famiglie non possono permettersi di avere a carico. Si scherza, si litiga, i ragazzi mi fanno un sacco di domande sull’Italia (quanto costa il cioccolato? In Italia si trova la farina? Come si dice questo?…) e di solito prima di dormire racconto loro una storia. Altri giorni, invece, aspetto di andare a “fare le letture” con la bibliomula, asino carico di libri che attraversa i villaggi più remoti per portare ai bambini che ci abitano l’occasione di leggere e sfogliare un libro.

Tra una mansione e l’altra mi dedico a conoscere questa solare e meravigliosa cultura andando alla Casa della Cultura nel centro di Merida, un vecchio edificio stile coloniale posto sul secondo piano che dà su piazza Bolivar (ovviamente!). Lì è possibile seguire corsi di salsa, cucina, ricamo, cuatro (tipica chitarra delle Ande venezuelane). Mi sento di essere capitata nel posto perfetto: so che dove c’è la luce c’è anche il buio, che ci sono stati giorni difficili e che altri ce ne saranno. Momenti di buio, come quando devi fare una fila di 8 ore in banca per depositare tutti i tuoi contanti perché così è stato deciso dal presidente Maduro, oppure quando hai paura che i bambini con cui passi ogni giorno non avranno un futuro diverso dai loro genitori. Momenti di luce, come quando senti quanto sia caloroso, arricchente e divertente stare a contatto con i bambini, i quali quando sei stanca o un po’ giù ti regalano in un battibaleno energia e un sorriso al cuore. Lavoro nella speranza che diventino dottori, poliziotti, cantanti, calciatori o quello che desiderano, senza ricadere negli stessi meccanismi dei loro coetanei.

È per questo motivo che facciamo il servizio civile volontario: perché anche se “il timore avrà sempre più argomenti, tu scegli la speranza”.

> Vuoi saperne di più? Leggi l’articolo di Riccardo, collega servizio civile di Aixa!

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