SENEGAL: Nella terra della Teranga per un’etica della cura

Pubblicato il: 22 settembre 2015 alle 2:58 pm

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di Valentina Prudente, Volontaria CISV in Senegal

 

Epidemie. Guerra. Paura. Terrore.

Il Senegal non è nulla di tutto questo.

Quando arrivi nella capitale Dakar, e lasci l’aeroporto internazionale Léopold Sedar Senghor la vista dei grattacieli, il traffico caotico delle grandi strade, i locali, i casinò, gli alberghi e ristornati di lusso, ti disorientano un po’. Cartelloni con donne e bambine di colore acconciate e truccate all’occidentale che pubblicizzano burro, nestcafè e latte in polvere come esempi di cibo sano; enormi discariche a cielo aperto sparse nelle periferie e in alcuni angoli della città, i carrapide, minibus coloratissimi e affollatissimi, tipici mezzi di trasporto, insieme ai carretti per il trasporto di merce e persone (spesso assieme) trainati da cavalli e asini; mercati zeppi di tessuti coloratissimi, animali, tanta carne, pesce, frutta e verdura di ogni provenienza, legumi e frutta secca, profumi e sapori intensi; l’oceano e le sue spiagge mozzafiato; bambini vestiti di stracci, spesso scalzi, intenti a elemosinare; taia e caffè touba venduti o offerti per la strada, ci introducono in un paese ricco di contraddizioni, miscugli culturali unici e  arte.

Ogni giorno quando passeggi per le strade delle città incontri qualcuno pronto a ripeterti a gran voce, e con un bel sorriso stampato in volto, il benvenuto nella “terra della pace e dell’accoglienza”. Il Senegal  è una delle nazioni più ricche, stabili e in rapida crescita del continente africano, con un importante tasso di industrializzazione e un vivacissimo flusso migratorio diretto, in particolare, in Europa.

Il legame con la Francia,  già segnato da antichi e duraturi rapporti coloniali, e l’intero continente Europeo è infatti molto forte e dà vita,  specie nelle città, Dakar ovviamente su tutte, ad un mix culturale particolare, caratterizzato da tradizioni, riti e credenze locali, negritudine, più o meno consapevole, e modelli estetici e consumistici occidentali.

Un’esperienza di volontariato di pochi mesi non è sufficiente (opinione personalissima) per comprendere un luogo e una cultura, o forse sarebbe meglio dire luoghi e culture (differenti sono infatti le etnie nel paese, molto variegata la geografia) cosi ricchi e complessi. Ma qualche riflessione, anche questa chiaramente personale, è interessante provare a condividerla.

A Louga, cittadina del nord del paese, capoluogo dell’omonima regione, in 6 mesi di permanenza puoi accorgerti che:

E’ alto il tasso di crescita demografica spesso legato a complessi fenomeni sociali, come le gravidanze e i matrimoni precoci.

E’ davvero elevato il numero dei bambini di strada e dei talibé che sono inviati dai loro genitori presso le Daara (scuole coraniche) dirette da maestri coranici per apprendere il corano e i precetti dell’Islam.

Esistono forti disuguaglianze e squilibri sociali (di genere prima di tutto).

E’ fortissima l’attenzione all’aspetto fisico, alle mode e alla sensualità, quest’ultima concepita come elemento di bellezza e valorizzata anche attraverso le danze e i canti ripetuti quotidianamente nelle famiglie e in strada.

E’ del tutto assente una coscienza ecologica collettiva e dunque l’ambiente, caratterizzato principalmente da sabbia, data la posizione geografica della regione e le pessime politiche agricole nazionali che hanno contribuito all’aumento della desertificazione e all’impoverimento dei terreni, non riceve alcuna forma di tutela.

La tradizione, le credenze e i riti religiosi ( spesso simili a rituali magici) hanno un’influenza fortissima sulla vita quotidiana delle comunità e sulle dinamiche sociali interne. I marabout, guide spirituali locali, costituiscono punti di riferimento per molti, anche nella ricerca di soluzioni a problematiche di salute che necessiterebbero, piuttosto, di un intervento medico (febbri alte, dolori muscolari improvvisi o intestinali ricorrenti…).

Sono molto diffuse, in vari ambienti lavorativi e nel sistema pubblico in particolare, forme di corruzione e estorsione. I controlli su strada della polizia si risolvono quasi sempre in caratteristici passaggi di mazzette.

La danza, la musica, il grande valore comunitario della festa, il gioco, la cucina tradizionale, la solidarietà materiale verso le fasce più deboli, come i bambini di strada e i talibè (a cui sono destinati gli avanzi dei pasti condivisi in casa o cotte appositamente piccole porzioni di cibo, specie in occasione di feste), l’unità familiare, la spiritualità (vissuta dalla maggioranza in una tipica ritualità musulmana), il forte senso di appartenenza alla comunità, la disponibilità alla condivisione e all’accoglienza (generalmente  in una logica di scambio e reciprocità), l’allegria caratterizzano le abitudini e i modi di questo popolo orgoglioso e pacifico.

In questo speciale e a dir poco ricco contesto sociale, ogni incontro e ogni singola occasione di scambio e interazione con il luogo ti pone al centro di riflessioni di ordine storico, sociale e politico. Le care e vecchie categorie buono /cattivo,  vittima/carnefice, schiavo/padrone non reggono e non possono proteggerti dal porti mille interrogativi. Per esempio sulle responsabilità storiche e sul livello di coscienza e consapevolezza degli squilibri e dei paradossi esistenti nel paese.

Le reazioni, per un volontario italiano, cresciuto e formato in un altro mondo, possono essere diverse: disorientamento, confusione, rabbia, distacco, accettazione…

Oppure si può provare a procedere per piccoli passi, cercare di fare ordine mentale, chiedersi cosa potrebbe essere utile condividere e approfondire, per sé e gli altri, in Senegal e in Italia.

In questa prospettiva nasce l’idea  di portare a Louga la permacultura.

La permacultura é un insieme di tecniche agricole e metodi di progettazione di sistemi sostenibili ed equilibrati. La parola permacultura é stata creata negli anni 70 da Bill Mollison e da David Holmgren, rispettivamente naturalista e agronomo australiani, per raccogliere, inizialmente,  un insieme di metodi di coltivazione naturali e permanenti cioé capaci di generare suoli e colture resistenti e resilienti nell’avvicendarsi di cicli e fenomeni naturali. In seguito l’accezione del termine si é estesa a tal punto da inglobare numerose differenti culture ( studi di sociologia, economia, psicologia sociale etc) declinate alla sostenibilità e resilienza sociale.

Si basa su una serie di principi etici, riassunti in brevi slogan come:

Cura della terra – Cura delle persone – Condivisione equa e solidale delle risorse.

Si tratta di semplici formulette utili a valorizzare e promuovere una modalità di reazione agli eventi che sia ponderata e, si spera, efficace. Un invito all’assunzione di responsabilità e alla riflessione consapevole. Studiando e imitando i sistemi naturali e le società preindustriali è possibile, affermano in particolare i permaculturi, comprendere e ideare sistemi intelligenti per ottenere risultati interessanti, specie davanti alle difficoltà.

A partire da modalità di riciclo delle acque piovane o di condensa, all’utilizzo di foglie secche e paglia per trattenere l’umidità del terreno, proteggere dall’erosione e ridurre i consumi di acqua in un orto, alla piantumazione di alberi per rallentare l’erosione, la velocità del vento, filtrare e richiamare la pioggia, a metodi agricoli che sfruttano la sinergia di piante differenti al posto dell’uso di prodotti chimici, alle tecniche di comunicazione empatica e ecologica, la permacultura raccoglie e diffonde saperi antichi e metodi di studio moderni. Ci aiuta a comprendere e semplificare le situazioni problematiche, scomponendole in più piccoli e specifici problemi, e procedendo per tappe nella ricerca di soluzioni. Osservazione lenta e senza giudizio, studio attento delle differenti cause di un fenomeno, imitazione dei processi naturali in agricoltura o di antiche pratiche sociali per le comunità, sperimentazione e rivalutazione continua dei risultati, accettazione dei feedback, sono altre brevi espressioni che aiutano a ripensare i nostri schemi mentali nelle scelte da affrontare.

A Keur Serigne Louga, quartiere più grande e più povero della città, all’interno del quale si concentra la cosidetta bomba ecologica1  ha sede il centro polivalente in cui si svolge buona parte delle attività delle associazioni ADKSL ( Association pour le Développement  Keur Serigne Louga  )  e AEJT, (Association des enfants et jeunes travailleurs)  partners locali di CISV SENEGAL. Qui abbiamo deciso di organizzare un breve ma intenso corso di formazione in permacultura.

Lo studio delle caratteristiche della regione ( brevi cenni alla geografia e alle condizioni commerciali, sociali, agricole, accennate in precedenza), la realizzazione di una keyhole garden e di una baissière (tipici giardini commestibili realizzati con tecniche sostenibili di ricostruzione del suolo e compostaggio diretto di scarti alimentari), la piantumazione di alberi da frutto e piante di pomodori e basilico e di un piccolo laboratorio di riciclo artistico dei diffusissimi sacchetti di plastica, hanno visto il coinvolgimento di una ventina di ragazzi dell’ AJET, i responsabili della stessa associazione, un gruppo di 12 insegnanti arrivate dall’italia (coinvolte in un progetto europeo sull’educazione allo sviluppo sostenibile e alla mondialità REDDSO), alcuni docenti di Louga, tra cui le docenti della scuola materna dell’ADKSL, noi volontari e Cheick, Emma e Ibrahima, formatori e membri dell’associazione Jokko, attiva nel campo dell’educazione alla sostenibilità ambientale nella regione di Dakar.

La creazione di uno spirito di gruppo, il lavoro manuale, i canti, le danze e i pasti condivisi hanno reso le giornate di formazione del 2, 3 e 4 giugno 2015 un momento importante per gli attori coinvolti e per la città. La disponibilità e la competenza dei formatori, la gentile e preziosa disponibilità e collaborazione dell’agronomo del Village du Fesfop di Louga, Sylla, già esperto di agroecologia, degli animatori ambientali Babacar e Vito, dei volontari Cisv e tutti coloro che hanno scelto di dare una mano o semplicemente affacciarsi, incuriositi, nel giardino del centro polivalente in quei giorni, hanno permesso di avviare un percorso interessante. Non si sono trovate soluzioni a grandi dilemmi o roba simile. Si è data l’opportunità a giovani senegalesi sensibili e attivi in campo ambientale di confrontarsi con altri giovani ed educatori senegalesi per provare a promuovere insieme metodi e condividere strumenti efficaci e innovativi. Per far crescere pomodori e altri ortaggi in una zona semidesertica. Per riutilizzare in modo creativo e originale almeno parte dei troppi sacchetti di plastica in uso. Per stimolare interesse e accrescere competenze tecniche agricole e ecologiche. Per far nascere e crescere la consapevolezza del proprio ruolo in un determinato luogo. Per provare a costruire nel futuro, oltre che nell’immediato, una visione più aperta e attenta, magari responsabile del proprio giardino, dell’ambiente, della propria comunità, specie in un contesto fortemente segnato dalla fuga, dal desiderio di fuga in Europa spinta, spesso, dalla sete di guadagno facile e immediato.

Le associazioni coinvolte si sono impegnate a restare in contatto. Alcuni giovani corsisti hanno espresso il desiderio di ripetere gli esperimenti agricoli negli appezzamenti di terra delle proprie famiglie. Si è organizzata nell’ultimo giorno di corso una colletta per acquistare la paglia mancante per la realizzazione della baissière (durante la formazione, secondo l’etica della permacultura, si è cercato di recuperare materiale di scarto o riciclare quello disponibile in zona, come legno, compost, giornali, riducendo così al massimo le spese e innescando processi virtuosi di riutilizzo e scambio, in natura come tra le persone della comunità che hanno aiutato nel recupero del materiale stesso).

Si è trattato per noi volontari di un modo di interazione e collaborazione prezioso e stimolante. Un tentativo di creazione di una rete locale che ci auguriamo resista e possa rafforzarsi sempre più. Un’occasione per scoprire e conoscere nuove chiavi di lettura delle tantissime impressioni, sensazioni, emozioni spesso contrastanti, ma sempre intense, che una terra così ricca e indimenticabile ha saputo donarci in questi mesi. Una preziosa opportunità di scambio capace di generare riflessioni nuove, nuovi approcci e un rinnovato spirito per continuare a impegnarsi.

Per tutto questo e molto altro ancora, grazie.

 

1 un insieme di acque di scarto del depuratore cittadino, carcasse di animali, rifiuti plastici e domestici concentrati nelle vicinanze dei  locali della Società generale dei macelli del Senegal (SOCAS)

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