Tra Oceano e deserto: come affrontare il cambiamento climatico in Senegal

Pubblicato il: 26 novembre 2018 alle 6:15 pm

di William Foieni, collaboratore CISV sul progetto ECOPAS

 

Dakar, capitale del Senegal, è una città grande, estesa, multiculturale e sempre più moderna. E’ la città faro dell’intera Africa dell’Ovest, conta quasi 5 milioni di abitanti e attira numerosi investitori stranieri. Per dare l’idea del cambiamento in atto, basti pensare che solo nell’ultimo anno si sono costruiti un aeroporto, un’autostrada, una nuova città amministrativa e un’arena multiuso. Dakar è immensa, attrattiva e piena d’opportunità. E tutti ovviamente ci vogliono vivere.

Guédiawaye e Pikine sono ufficialmente due dipartimenti della regione di Dakar, situati a una distanza di 15 km dalla capitale. Nella pratica costituiscono la banlieue di Dakar, ovvero vere e proprie città-dormitorio per molti che si recano tutti i giorni nella vicina metropoli. Anche Guédiawaye e Pikine sono centri grandi ed estesi; o meglio, sempre più grandi e sempre più estesi, a causa della continua domanda lavorativa proveniente dalla città di Dakar.

Questi centri sono realtà fragili, socialmente ma soprattutto ecologicamente: si ergono sulla costa nord di Dakar dove l’Oceano, a causa del cambiamento climatico, avanza sempre più, a un ritmo di 1.33 metri/annui. Ciò significa che di questo passo l’Oceano potrà arrivare a “mangiarsi” parti e porzioni di terra sempre più consistenti, da qui a pochi anni, prendendo con sé anche tutta una serie di investimenti strutturali messi in atto negli ultimi anni dalla società senegalese. Ma l’argomento “ecologico” si scontra spesso con una realtà politica che utilizza come scusante la mancanza di spazio vivo, per accaparrarsi intere zone storicamente occupate dai “polmoni verdi” della regione di Dakar.

Cosa fare dunque?

E’ in questa realtà, così complessa in tutte le sue forme e i suoi aspetti, che si muove il Progetto CISV di “Armonizzazione delle dinamiche periurbane per un’ecologia partecipativa nei Comuni di Sam Notaire, Ndiarème Limamoulaye, Wakhinane Nimzatt e Yembeul Nord” (ECOPAS) cofinanziato dall’Unione Europea, attraverso tre aspetti chiave: l’impegno nel dare voce e strumenti alle organizzazioni della società civile nella regione di Dakar, rendendole protagoniste dei processi di governance e di sviluppo sociale attraverso il coinvolgimento dei cittadini nella gestione ambientale; la creazione di 80 imprese verdi e il rafforzamento di altre 200 già esistenti, per la protezione delle zone costiere; la ricostituzione di una banda verde di alberi, i filaos, per attenuare l’avanzamento dell’Oceano.

I filaos, infatti, sono in grado di diminuire la salinizzazione del terreno e bloccare la desertificazione dell’area, mitigando così gli effetti dei cambiamenti climatici. La proposta non è una soluzione nuova in Senegal: una banda verde venne installata su tutta la costa senegalese negli anni ’60, ma oggi si trova in una situazione di assoluto degrado, anche per via di scelte politiche ben definite.

È su questo punto che interviene la campagna CISV “Mille alberi tra Oceano e deserto”: ogni albero piantato è importante per attenuare gli effetti del cambiamento climatico, limitando l’avanzata dell’Oceano nelle zone di Guédiawaye e Pikine. È un gesto semplice, concreto ed ecologico. Ma è soprattutto una scelta etica e di cambiamento, una presa di posizione verso un Mondo che deve, per la sua sussistenza, prendersi carico degli effetti del cambiamento climatico a livello globale.

 

 

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