#VitaContadina: la scommessa di Renzo

Pubblicato il: 6 ottobre 2016 alle 3:36 pm

Intervista di Valentina Sovrani
a Renzo Oliva di Almese

 

La mia passione per la coltivazione è nata quando ero ancora bambino e andavo nell’orto con mio nonno, ho iniziato con lui ad occuparmi del terreno di famiglia. Ho scelto di fare un doppio lavoro per potermi mantenere e cominciare ad avviare la mia piccola azienda agricola: per le prime  8 ore del giorno sono operaio del verde per una società cooperativa sociale,  poi torno a casa e mi dedico alle coltivazioni.

In questo è fondamentale l’aiuto di mio padre, ora in pensione, che mi dà una mano nei momenti in cui io non posso esserci. Dal mio punto di vista, anche questo rientra nel tipo di vita-lavoro che vorrei realizzare: un’agricoltura familiare, in cui la gestione allargata, la collaborazione, la condivisione, vanno al di là della gestione pratica delle operazioni e creano quel valore aggiunto che è qualità della vita. Credo molto nel mutualismo tra agricoltori e nei percorsi collettivi: per la conduzione collettiva delle terre, per l’acquisto collettivo dei macchinari necessari, per una promozione unitaria dei nostri prodotti e del nostro lavoro.

Ho scelto questa strada perché secondo me è il modo giusto per stare al mondo. È uno stile di vita sano, che crea legami, relazioni, conoscenza e valorizza il territorio.

Nei miei 3000mq di terreno produco tutti i tipi di ortaggi che poi vendo ai mercatini, ad alcuni amici per uso familiare e a diversi ristoratori locali che hanno scelto di rendere speciali i loro piatti partendo dalla qualità e dal sapore delle materie prime. Speciali sono poi i 500mq dedicati alla cipolla di Drubiaglio, preziosa varietà locale che rischia di andare perduta per mancanza di coltivatori.

cipolla-piatta-bionda-di-drubiaglio

 

Quando ho preso in mano la gestione dell’orto ho deciso di impostare la coltivazione usando il metodo Fukuoka: è stata quindi da subito un’esperienza creativa, sperimentale, uscendo dalla logica delle file dritte e distanti ed orientandosi verso una maggiore spontaneità.  La soddisfazione più grande è infatti poi stata proprio quella di vedere  l’esplosione di energia che la pianta trasmette quando cresce in questo modo. Ora utilizzo i metodi dell’agricoltura biodinamica e sperimento alcuni accorgimenti derivanti dalla radionica.

Le difficoltà sono diverse, soprattutto di natura economica, ma  è difficile anche spiegare ad una parte della clientela perché i miei prodotti si discostano dagli standard a cui siamo abituati, per stagionalità, sapore, profumo, aspetto. Anche questo però fa parte del mestiere, diffondere cultura oltre che prodotti di qualità. Parte della comunità locale deve ancora fare un percorso per comprendere meglio il significato del mio lavoro, ma sono già molti quelli che credono in quello che sto facendo e mi offrono sostegno e fiducia.

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