Ambientalisti made in Senegal

Pubblicato il: 21 Agosto 2019 alle 7:16 am

di Paolo Longo,
volontario in Servizio Civile CISV a Saint Louis per #PAISIM

Ciao a tutti. Sono Paolo, agronomo in servizio civile nella sede di CISV a Saint Louis, in Senegal, dove lavoriamo al progetto PAISIM. Tra le tante azioni previste dal progetto – che mira a sostenere e rafforzare 220 microimprese dal carattere sociale, oltre che imprenditoriale – ce n’è una particolarmente vicina a me. Si stratta dello studio di “performance ambientale” di un campione di 14 imprese tra quelle con cui lavoriamo, per comprendere lo stato di avanzamento delle tecniche agricole attente all’ecosistema e per rafforzare le capacità dei microimprenditori in questa direzione.
Più che in Italia, la degradazione dell’ambiente qui colpisce la vista ogni giorno, senza differenza tra zone urbane, periurbane e rurali: dal colore dei rigagnoli delle città alla schiuma sulle spiagge. Addirittura, ai margini dei villaggi più sperduti, si viene colpiti dalla vista di plastica abbandonata in quantità drammatiche accanto a piccoli agglomerati
immersi nella natura selvaggia.

In Senegal la questione ambientale non ricopre uno spazio mediatico ampio come da noi, anche se, riflettendoci, in Italia questo è un fenomeno relativamente recente e ci si aspetta anche qui un rapido cambio di rotta. Diversa è la questione della sensibilità individuale alla degradazione dell’ambiente e al cambiamento climatico, spesso oggetto di discussione con
gli agricoltori.

Nella visione e nell’operato di CISV e dei partner del progetto PAISIM, la questione ecologica ricopre un ruolo fondamentale: una gestione attenta alla salvaguardia dell’ambiente viene considerata un valore aggiuntivo al carattere sociale dell’impresa. Agendo per preservare e migliorare l’ambiente, l’azienda realizza effetti positivi che ricadono su tutti […].

L’esame delle piccole aziende agricole non si limita all’impatto ambientale ma guarda alla complessità delle realtà, anche sotto l’aspetto economico-sociale, con l’obiettivo di fornire un indirizzo e consigli pratici a ogni singola micro impresa. Questo lavoro è stato affidato attraverso un bando di gara a uno studio di esperti di Dakar, supportato e coordinato dai
partner di progetto.

La prima fase è stata la raccolta di dati sull’attuale performance ambientale del campione di imprese, per comprenderne le specificità rispetto alla gestione ‘convenzionale’ delle aziende e avere una base per studi futuri, attraverso interviste e visite sul campo, osservando e raccogliendo dati Gps e fotografie. Può sembrare banale, ma se si pensa che la definizione stessa di agricoltura biologica è differente per ognuno dei coltivatori con cui lavoriamo, si capisce il bisogno di uno studio di questo tipo.


I due esperti raccogliendo dati gps nell’azienda biologica di Aya Fall a Ross Bethio

Un’altra fase molto importante è stata quella di definire caso per caso i punti forti e deboli delle attività agricole, i costi e benefici delle pratiche attente all’ambiente, le differenze economiche rispetto alla gestione classica. In diversi casi la scelta di produrre biologico o comunque lavorare per salvaguardare l’ecosistema è dettata esclusivamente dalla sensibilità personale, perché il prodotto finale non riesce a spuntare un prezzo superiore al convenzionale. Una parte dello studio mira proprio a creare una strategia d’impresa per remunerare sforzi e maggiori costi sostenuti rispetto ai vicini che spesso utilizzano in modo non appropriato fertilizzanti e agrofarmaci.


Intervistando una microimpresa molto particolare, si tratta di una famiglia di agricoltori che destina metà della superficie agricola e del raccolto alla mensa della scuola del villaggio a titolo gratuito.

Un momento interessante è stato quello dei focus group, con i microimprenditori riuniti per discutere tra loro e con gli esperti le principali difficoltà riscontrate nel loro lavoro, e per raccogliere informazioni utili a elaborare strategie di management e di mercato. Tra queste strategie, una delle più forti è fare rete tra produttori, un’altra è accompagnare le aziende nell’ottenere certificazioni utili a migliorare la posizione sul mercato, accedendo a canali di vendita più remunerativi rispetto al piccolo commercio.


Gli esperti mentre osservano e studiano la flora che circonda una microimpresa


Presso l’impresa Pointvert l’imprenditore orgoglioso spiega il funzionamento del suo impianto di biogas, alimentato da letame .


C’è ancora molto da fare, lo si capisce quando – dopo aver parlato per ore di alberi, agro- farmaci e inquinamento – l’interlocutore che ti sta di fronte getta a terra senza pensarci la busta di plastica da cui ha appena finito di bere l’acqua… sul momento non sai se ridere divertito o se piangere.

Meglio ridere e pensare che ci vorrà un po’ di tempo; e qui il tempo non manca.

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