Guatemala, quando il corpo parla di libertà

Pubblicato il: 13 Settembre 2019 alle 10:04 am

di Lucilla Chiesa, volontaria Servizio Civile CISV in Guatemala

“Ancora c’è vita nei tuoi sogni”. Con queste parole termina una delle liriche più famose del poeta uruguaiano Mario Benedetti, e allo stesso modo si conclude lo spettacolo che un gruppo di giovani donne guatemalteche ha pensato e realizzato nell’ambito del progetto Jovenas Rompiendo el Silencio (Giovani Donne Rompendo il Silenzio). Questo gruppo si è costituito nel 2016 con l’obiettivo di impegnarsi nella costruzione di una società più egualitaria, che riconosca la dignità di tutti gli individui. Il gruppo affronta principalmente i temi della differenza di genere e di orientamento sessuale, per contrastare la violenza e garantire il rispetto dei diritti umani. In particolare, la sensibilizzazione della popolazione maya ixil su queste tematiche rappresenta una sfida importante in una società fortemente machista.
È stato possibile realizzare questo progetto grazie all’appoggio e alla collaborazione con l’Asociación Red de Organizaciones de Mujeres Ixhiles (ASOREMI), che da molti anni lavora sul territorio di Nebaj, uno dei municipi più grandi nella cosiddetta “area Ixil”, nel nord ovest del Paese. Quest’area è popolata in maggioranza da maya ixil ed è stata teatro di alcune delle più efferate violazioni dei diritti umani durante il conflitto armato interno che ha avuto la sua fase più acuta, e genocida, tra il 1982 e il 1983. ASOREMI lavora da sempre al fianco delle donne e dal 2009 dispone di una Defensoría de la Mujer, dove accompagna e orienta donne coinvolte in episodi di violenza e promuove i dritti umani.
Le ultime attività portate avanti da Jovenas Rompiendo el Silencio hanno richiesto la collaborazione di un collettivo di artisti, Artefacto, per la realizzazione di un’opera teatrale, una radionovela e un concorso di talenti. Ritagliarsi uno spazio in cui poter affrontare diverse tematiche non è affatto scontato per molte di queste giovani donne: trovare e ritrovarsi nelle esperienze di altre ragazze, molte con trascorsi di violenza alle spalle, rappresenta uno strumento di empowerment e riconquista dell’energia e del potere delle donne nella loro lotta per la difesa del proprio corpo, “territorio” spesso utilizzato come mezzo di oppressione.
I temi trattati nelle diverse attività hanno preso spunto da alcuni casi reali di cui la Defensoría de la Mujer si è trovata a occuparsi negli anni, episodi di violenza particolarmente rappresentativi di cui molto spesso non si parla: l’incesto e la violenza sessuale sui minori. Attraverso le storie di alcune protagoniste, Valentina e Gaby, le jovenas sono state coinvolte in un processo creativo che le ha portate a immedesimarsi, e a far immedesimare, nelle vite di queste donne. La creazione di uno spazio nel quale le partecipanti potessero sentirsi al sicuro da giudizi e in cui potessero finalmente far sentire la propria voce è stato un passaggio fondamentale, e a tratti tortuoso, che è riuscito a regalarci piccole e sorprendenti soddisfazioni.
Il nostro ruolo come volontari in Servizio Civile è stato inizialmente marginale, una presenza silenziosa e inconsueta che ha subito attirato l’attenzione delle nostre compagne di avventura. I momenti di gioco hanno costituito una parte importante nella creazione di una relazione di fiducia. È stato sorprendente scoprire, anche nelle ragazze più grandi e apparentemente meno motivate, la più sincera e spontanea voglia di giocare. Sono state capaci di stupirci ed entusiasmarci, perché i giovani e le giovani della loro età solitamente guardano al gioco come qualcosa di superato, infantile. Quasi come se dovessero provare la non-più-appartenenza a quel mondo che ha fatto da sfondo alle loro vite per tanto tempo. In queste ragazze, invece, era evidente tutta l’intenzione di riappropriarsi di quei momenti, di quello spazio presente che dava la possibilità di affermare il loro diritto allo svago, alla spensieratezza: ciò che non possono più permettersi nelle loro vite quotidiane, specialmente in quanto donne. Veronica ha 19 anni ed è all’ottavo mese di gravidanza, la seconda gravidanza. Juana ed Esperanza arrivano dirette dal lavoro, Fermina ci dice che non sa se i suoi genitori le permetteranno di venire ancora. Sono molti giorni che ci vediamo e non vogliono che perda tempo.
Il nostro ruolo dapprima marginale si è a poco a poco trasformato in una partecipazione attiva nella costruzione delle performance artistiche. Un po’ per necessità, ammettiamolo. Le presenze non erano costanti, il gruppo andava cambiando di incontro in incontro, l’età media delle partecipanti abbassandosi vertiginosamente. Il processo è stato in molti momenti faticoso. Lavorare con i loro corpi e con le loro voci era come provare a far suonare una canzone che non avevano mai sentito. Arrivati vicino alla data di presentazione dell’opera di teatro, del concorso e della radionovela, non avevamo quasi niente in mano. L’opera di teatro era la parte più critica. Ed è stato così, proprio nel momento più sconfortante, che abbiamo scoperto la peculiare capacità di queste organizzazioni di rimettersi in piedi, di arrivare fino in fondo malgrado le difficoltà. Ci siamo messi al lavoro, abbiamo stravolto, aggiustato e modificato tutto e il 22 maggio, puntuali come un orologio guatemalteco (quindi con appena qualche ora di ritardo), è andata in scena la nostra grande giornata di fronte a circa 500 studenti delle scuole del territorio.
Molte delle ragazze che abbiamo incontrato non sono arrivate a concludere con noi il percorso, ma in fondo possiamo ritenerci soddisfatte dei piccoli risultati raggiunti, dei sorrisi strappati e del mutuo arricchimento. Dopo diversi mesi, con lo sguardo di chi vede le cose un po’ più a fuoco e da lontano, stiamo mettendo mano a un nuovo progetto, più consapevole e comunitario, dove le nostre giovani protagoniste potranno decidere in che direzione volgere l’iniziativa, cercando di portare la loro voce in superficie malgrado una società che cerca continuamente di seppellirla.

No te rindas por favor no cedas / aunque el frio queme / aunque el miedo muerda / aunque el sol se ponga y se calle el viento / ún hay fuego en tu alma / aún hay vida en tus sueños / porque cada día es un comienzo / porque esta es la hora y el mejor momento / porque no estás sola / porque yo te quiero. [Mario Benedetti]


Non arrenderti, per favore, non arrenderti / malgrado il freddo bruci / malgrado la paura morda / malgrado il sole tramonti e taccia il vento / ancora c’è fuoco nella tua anima / ancora c’è vita nei tuoi sogni / perché ogni giorno è un nuovo inizio / perché questa è l’ora e il miglior momento / perché non sei sola / perché io ti amo.

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