Storie di bovini, pastori transumanti e stelle

Pubblicato il: 9 Luglio 2019 alle 8:08 am

dal Progetto PARSA

di Filippo Acasto, volontario Servizio Civile in Senegal

Tra le tante particolarità che caratterizzano il Sahel, l’allevamento e la transumanza, sono sicuramente alcuni tra i fenomeni più diffusi nella regione. In Senegal ad esempio, percorrendo le principali vie che collegano la capitale Dakar ai territori settentrionali, è pressoché impossibile non imbattersi in mandrie bovine o in gruppi di piccoli ruminanti intenti ad incrociare le strade nazionali. Più ci si avvicina alla riserva del Ferlò, a nord est del paese, più l’allevamento sembra essere il motore di tutto ciò che ci circonda.
La grande area pastorale del Ferlo’ è abitata da allevatori appartenenti all’etnia dei Peul, popolo insediatosi secoli fa nel Sahel in provenienza, si narra, dall’alto Nilo. Dai tratti somatici molto fini e belli, i Peul vivono alla costante ricerca dell’acqua e del mangime per i propri animali: trascorsa la stagione secca nel Waalo, la valle del fiume Senegal,transumano all’arrivo delle piogge verso le terre inondate dello Jeeri, zona centrale del Ferlo’. Tutto quello che, durante la stagione secca, si presenta come una vasta pianura arida si trasforma, durante il periodo estivo, in un vero e proprio paradiso per il pascolo degli Zebù, tipici bovini saheliani riconoscibili grazie alla gobba prorompente che ne caratterizza il dorso. Lo Zebù, infatti, adattatosi al clima e alla scarsa presenza di acqua, riesce a sopravvivere senza bere fino a due giorni.
La riserva silvo-pastorale del Ferlo’ rappresenta una zona storica d’intervento di CISV in Senegal, alla quale si aggiungono, nel progetto PARSA (Progetto di Appoggio alla Resilienza e alla Sicurezza Alimentare), altre due regioni della Mauritania meridionale; aree in cui la transumanza delle mandrie di zebù e di piccoli ruminanti si effettua nei due sensi, a seconda del periodo dell’anno, sempre alla ricerca di buoni pascoli e di acqua.
Attraversando il Ferlò, durante una missione del progetto ci s’imbatte, a distanza regolare, in diversi forages (pozzi profondi oltre 30 metri), presso i quali centinaia di bovini si ritrovano per abbeverarsi. Con grandi corna sporgenti e colori che variano dal bianco al marrone scuro, questi animali costituiscono il perno della cultura Peul: oltre ad essere merce di scambio e, meno frequentemente, risorsa nutritiva, la quantità di bovini posseduti da un Peul ne determina indissolubilmente la sua posizione nella società. Dimmi quante vacche hai, e ti dirò chi sei!!
La transumanza tra zone aride e zone ricche di acqua scandisce la vita della comunità PEUL, che si sposta, anche a livello transfrontaliero in corridoi ben definiti e lontani dai campi coltivati dagli agricoltori. È infatti cronaca di questi ultimi anni il crescente conflitto tra pastori nomadi e agricoltori delle zone Saheliane, ostilità che ha dato vita a graduali radicalizzazioni tra le parti, mietendo un numero sempre crescente di vittime. Tra le diverse attività che CISV sta sviluppando insieme ai partner (associazioni, cooperative di allevatori, principalmente), la prevenzione dei conflitti è senza dubbio una delle più importanti: nonostante il Senegal goda di una stabilità che di molto si allontana dalla precarietà dei paesi limitrofi, sono previsti incontri transfrontalieri tra autorità tradizionali e amministrative e pastori del Senegal e della Mauritania, destinati alla ratifica di alcune convenzioni locali tra le varie parti presenti sul territorio.
Il progetto PARSA, a sostegno delle popolazioni transumanti, ne incoraggia una dieta più strutturata e proteica: il miglioramento della produzione casearia di alcune latterie rappresenta un elemento centrale.
Entro l’autunno inoltre saranno completati i lavori di costruzione dei parchi destinati alla vaccinazione per il bestiame e dei centri servizi in diversi villaggi, dove ciascuno di essi sarà dotato di un magazzino, di una farmacia veterinaria e di un piccolo negozio di prodotti di prima necessità per le famiglie transumanti.

Scende la notte nella riserva: dormiamo all’aperto. Il vento caldo che ci da la buona notte non si dimostrerà altrettanto docile, al mattino presto, quando mi sveglio alla ricerca della grande coperta di lana, che, alcune ore prima avevo ingenuamente snobbato. Sono circa le 4 del mattino, la luna è tramontata e sopra di me si apre una stellata che non ricordo di aver mai avuto l’occasione di vedere.

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